da Moked.it (1 giugno 2010)

In queste ore drammatiche, si è dimesso Horst Koehler, presidente della Repubblica federale tedesca. A causare il suo gesto una frase infelice in un’intervista sull’Afghanistan: in sostanza, Koehler ha affermato che la missione di pace serve anche a tutelare gli interessi economici della nazione. Un concetto che non appare così terribile, ma che l’opinione pubblica è letto come guerrafondaio, sufficiente a meritare un atto di scuse eclatante e imprevisto. Irrevocabile.
Alcune giorni fa Barack Obama si è recato nuovamente sulle spiagge della Louisiana, ormai coperte da una spessa coltre oleosa. Mentre i tecnici della compagnia responsabile e gli scienziati di tutto il mondo si affannano a cercare una soluzione che blocchi la fuoriuscita di greggio nel mare, si fanno più chiare le responsabilità dell’accaduto: mancata prevenzione ed errori di sottovalutazione. Ciò non impedisce al presidente Obama di dichiarare immediatamente: «Io sono il presidente e la responsabilità ultima di questa crisi è mia, non vi lasceremo soli». Pur consapevole di non avere alcuna colpa specifica, gli sembra naturale procedere con questa affermazione.
Lo scorso agosto il premier giapponese Taro Aso perse le elezioni. Un minuto dopo era davanti ai microfoni: «Ho perso. Ho sbagliato. Chiedo scusa ai giapponesi». Queste le sue, per noi incredibili, parole. Alcuni mesi dopo il suo successore, ricevuto il diniego USA di spostare la base militare dall’isola di Okinawa come promesso in campagna elettorale, vola appositamente sul posto per chiedere scusa agli abitanti.
Questi tre esempi mostrano quali debbano essere le qualità di un leader, elaborate nella tradizione rabbinica a proposito di Mosè (senza risparmiare la “critiche”): assumersi le responsabilità, dire la verità, saper chiedere scusa. Merci rare, purtroppo, di questi tempi.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas