da moked.it – 6 dicembre 2011

Come ebreo, come italiano, come attivista, confesso di essere in difficoltà. Non so che cosa augurarmi e non sono in grado di stabilire cosa è giusto. Da una parte c’è un regime laico, quello siriano, che massacra i propri cittadini; dall’altra c’è una democrazia giovane, quella egiziana, in cui i partiti islamisti avrebbero stravinto le elezioni. Col risultato, per esempio, che le donne egiziane sono preoccupate per il loro destino.
È possibile trovare una sintesi tra la preoccupazione per il futuro dello Stato d’Israele, la difesa dei diritti umani, l’ansia per un Mediterraneo sempre più tempestoso? Forse. O forse no. Ma occorre partire da alcuni punti fermi. Primo: non è possibile appoggiare regimi corrotti che violano i più elementari diritti umani. Valeva nel caso della Libia, vale ora nel caso della Siria, amici o nemici dell’Occidente. Gli oppositori, tuttavia, sono in questi contesti innanzitutto gli islamici, cioè i più perseguitati.
Se il regime crolla questi movimenti raccolgono i frutti delle vessazioni subite sotto la dittatura. Dunque nel breve periodo pare improbabile che gli islamici possano perdere le elezioni. La domanda quindi diventa: tutti i partiti islamici sono una minaccia per l’Occidente e per Israele? Molti commentatori, soprattutto da destra, ritengono di sì. Personalmente non sono in grado di dare un giudizio, perché la galassia islamista mi sembra assai variegata, andando da Erdogan a personaggi che inneggiano direttamente ad Ahmadinejad.
Ma il quesito più urgente è: se pensiamo che tutti i movimenti islamici siano un pericolo, quale politica possiamo adottare come Europa, come Italia, e quale politica può scegliere Israele? Dichiariamo tutti guerra all’Islam? Io credo che, volenti o nolenti, un credito di fiducia dovremo concederlo, discernendo tra Islam e Islam. Penso che l’Europa debba giocare questa partita, cooperando e investendo in paesi impoveriti, se vuole evitare che i nuovi stati, spinti dalla paura e dall’ostilità, finiscano definitivamente nelle braccia dell’ideologia anti-occidentale, anti-israeliana e filo-iraniana.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas