da Moked. it – 24 aprile 2012

Domenica ho partecipato a un convegno sull’antisemitismo online, organizzato a Roma dal Pitigliani e fortemente voluto dai responsabili della sicurezza della Comunità ebraica di Roma. La platea era composta in gran parte da giovanissimi, i più esposti ai rischi della rete. La prima considerazione è che internet sia un’opportunità straordinaria, ma anche un moltiplicatore dei rischi. Passare molte ore davanti allo schermo rischia di compromettere le nostre capacità sociali, di confondere realte e virtuale; al tempo stesso poter reperire in rete notizie e immagini di ogni tipo, oltre a comunicare con persone che non si conoscono, aumenta esponenzialmente la possibilità di avere brutte sorprese. L’antisemitismo si colloca in questo quadro. Concetti e slogan stigmatizzati nella vita reale – non necessariamente per sempre – trovano uno spazio nell’etere perché meno controllabile, più mutevole (apparentemente), meno attribuibile. Ecco dunque fiorire siti antisemiti di varia natura, da quelli di ispirazione cattolico-integralista, a quelli cospirativisti, a quelli negazionisti, a quelli di matrice antisionista. È importante che questi blog vengano esplorati e conosciuti, e che la polizia postale li chiuda se commettono reati. Ma credo che sia importante porsi alcune domande preliminari affrontando questo argomento: è possibile garantire la sicurezza della vita ebraica ai tempi di internet, sfruttando al tempo stesso il potenziale di diffusione e comunicazione della rete? Parlare spesso e sulla stampa di questi siti, pericolosi ma decisamente marginali, non innesca un effetto-boomerang per cui siamo noi stessi a promuovere gli estremisti del web? Essere consapevoli è importante, ma i giovani ebrei, sentendo parlare così spesso di antisemitismo, non rischiano di scoprirsi chiusi e impauriti? L’incontro è stato chiuso da un ragazzino sui dodici anni. Dalla prima fila ha preso il microfono, reagendo a un precedente intervento, e ha affermato: «Non mi piacciono le generalizzazioni, gli ebrei non sono in pericolo per colpa dei musulmani, ma di alcuni musulmani estremisti». Chapeau.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas – twitter @tobiazevi