da Moked.it – 10 febbraio 2015

Cce la faremo a completare i cantieri? L’Expo di Milano – previsto dal 2006 e programmato per inaugurare il primo di maggio – tiene tutti con il fiato sospeso. Dopo anni di attese, rallentamenti, indagini, scandali, rimodulazioni del piano, oramai ci siamo. Gli operai lavorano nel turno di notte, i magistrati vegliano sull’emergenza immancabilmente italiana, i politici sperano in una bella figura e in un’opportunità per Milano e per l’Italia.

Sabato scorso si è tenuto il primo appuntamento per discutere la “Carta di Milano”, il documento che dovrebbe essere approvato durante Expo e poi essere adottato dalle Nazioni Unite come punto di riferimento per gli “Obiettivi post 2015”. Essenza della sfida: nutrire il pianeta, che è poi lo slogan di Expo.

Detta in parole povere: come evitare che ci siano milioni di persone che muoiono di fame tutti i giorni? Come impedire che il cibo sufficiente a sfamarle sia sprecato nelle (nostre) società occidentali? Come produrre abbastanza per una popolazione mondiale in aumento senza esaurire le risorse globali?

Grandi questioni su cui – se vogliamo – possiamo fare moltissimo. Tutto è collegato, ma vincere la sfida della fame pare enormemente più facile che combattere, per esempio, quella contro il riscaldamento globale. Nel suo messaggio di sabato papa Francesco ha messo in relazione la diseguaglianza con la tutela dell’ambiente. Si tratta di un passaggio semplice eppure rivoluzionario: i poveri del mondo sono sempre le prime vittime dei cataclismi naturali.

Ma pensare di farla franca perché si è ricchi è un’illusione. “Non ci sono passeggeri sul battello Terra, siamo tutti membri dell’equipaggio” scriveva Marshall McLuhan.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas twitter: @tobiazevi