da Moked. it – 3 febbraio 2015

Aa chi gli chiedeva la provenienza del suo cane buffo, il vecchio di Trilussa rispose: “L’unica compagnia che m’è rimasta / fra tanti amichi è sto lupetto nero / nun è de razza, è vero, ma m’è fedele e basta. / Io nun faccio questione de colore / l’azzioni bone e belle vengheno su dar core / sotto qualunque pelle”.
Aveva capito tutto, il poeta romano, al tempo dei più grandi massacri compiuti in nome del concetto di ‘razza’. Una falsa coscienza scientifica che consentì lo sterminio di intere popolazioni ritenute inferiori dal punto di vista genetico.

Non sono bastate fortunate campagne pubblicitarie per estirpare questo virus. Lo slogan fortunato “La razza umana” – significativamente ripreso da Oliviero Toscani per un suo sito – non ha convinto gli esseri umani e considerarsi tutti uguali, esiti diversi e irriducibili di un inesauribile percorso di meticciato. L’Uomo tende a cercare appartenenze rassicuranti, e quale di queste è più pervicace di quella legata al colore della pelle?
L’articolo 3 della nostra Costituzione è una splendida costruzione letteraria: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Ma dentro a questa architettura sintattica quella parola, in effetti, stride.

Bene hanno fatto, dunque, gli antropologi dell’università “la Sapienza”, subito rilanciati dal deputato PD Michele Anzaldi, a promuovere un appello per eliminare questo termine dalla nostra Carta. Lo stesso Anzaldi ha ripreso la petizione in una lettera al ministro Maria Elena Boschi, incaricata di sovrintendere alla riforma costituzionale. Se questa battaglia ha un senso, infatti, non è solo rimuovere il retroterra ideologico del razzismo. Perché il processo di riforma della nostra Costituzione non si trasformi in fatto burocratico, è fondamentale che i principi che la ispirano siano ribaditi e, se necessario, aggiornati.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas twitter @tobiazevi