da Moked.it – 17 marzo 2015

Piccole postille sulle elezioni in corso di svolgimento in Israele.
Innanzitutto, gli arabi-israeliani si sono coalizzati per la prima volta, diventando rilevanti nel sistema politico. Questa novità può trasformarsi in una minaccia, se essi non cancelleranno le ambiguità nei confronti della violenza e del terrorismo, oppure in un’opportunità, se saranno alfieri di integrazione maggiore per il 25 per cento della popolazione dello Stato.
In secondo luogo, non è scontato che il vincitore nelle urne sia il primo ministro: se Isaac Herzog dovesse prevalere – personalmente me lo auguro – dovrà poi cercarsi i voti in parlamento per formare una maggioranza, impresa che potrebbe essere più agevole per un Bibi sconfitto.
Una dimostrazione, questa, della fragilità di un sistema frammentato, integralmente parlamentare e proporzionale. Da un altro punto di vista, si certificano dinamiche sperimentate in altri paesi occidentali: la sinistra, per essere competitiva, si sposta verso il centro, soprattutto per quanto riguarda il processo di pace. La destra, parallelamente, si radicalizza su posizioni populistiche, come si è visto nelle dichiarazioni recentissime di Netanyahu.
Tuttavia, tornano in primo piano i temi sociali, fagocitati in passato dalla sicurezza e resi urgenti dalle trasformazioni della società. Infine, colpisce l’elemento ‘dinastico’ che contagia le democrazie mature (Bush e Clinton negli Usa, i fratelli Miliband in Gran Bretagna, gli Herzog in Israele): nonostante tutti i meccanismi di selezione democratica (primarie ed elezioni) la rete di rapporti personali, famigliari ed economici continua ad avere un peso determinante.
Nel caso di Israele, inoltre, si rafforza una caratteristica della vicenda ebraica: la Storia è il prodotto di saghe famigliari, più che l’esito di grandi imprese individuali. Stasera sapremo come è andata. Nel frattempo, possiamo solo rifarci a Winston Churchill, quando affermava che “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme che si sono sperimentate fino a ora”.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas