da Moked.it – 23 giugno 2015

Ieri mattina si è fatta la Storia. Jorge Bergoglio è stato il primo papa a entrare in un Tempio valdese, dopo secoli di persecuzioni feroci, e non ha esitato a chiedere perdono per i comportamenti “non cristiani, persino non umani” della Chiesa cattolica nei confronti di questa minoranza. Noi ebrei possiamo ben comprendere il significato di un gesto come questo: chi non ricorda la storica visita di papa Wojtyla alla Sinagoga di Roma il 13 aprile 1986? Chi non si emozionò quando Wojtyla ci appellò ‘fratelli maggiori’?

L’incontro di Torino segue di alcune settimane quello con il patriarca ortodosso, e più in generale si inserisce nella strategia di riavvicinamento con le varie Chiese praticata da Bergoglio: quelle dello scisma d’Oriente, quelle delle eresie medievali, tra cui i valdesi, quelle successive alla Riforma luterana. Un sentiero stretto, come testimonia la formula affascinante dell’“unità in cammino” coniata ieri. Un tentativo che muove da alcuni obiettivi religiosi veri e propri (Pasqua unificata) e poggia sulla straordinaria capacità comunicativa di questo papa venuto dalla fine del mondo.

Se dividiamo il nostro mondo in due archi virtuali – il Nord e il Sud – e constatiamo che il primo è sostanzialmente cristiano, mentre il secondo è segnato dall’Islam, notiamo che mentre in alto si sperimentano queste tensioni centripete, nel Meridione regna la disgregazione più violenta: sunniti contro sciiti, moderati contro fondamentalisti. Lo stesso Daesh, che nei giorni scorsi ha battezzato la provincia caucasica (Cecenia, Daghestan e Inguscezia), punta sì a riunire i musulmani sparsi negli angoli del mondo, ma solo sunniti e fondamentalisti, mentre combatte il resto della Umma al pari degli altri infedeli.

Gli ebrei sono numericamente marginali a Nord e di fatto inesistenti a Sud. Sperano, ovviamente, che l’aggressione islamista venga ricacciata indietro e di non perdere a Nord la tranquillità seguita alla Shoah. In questa ottica possono forse cogliere un elemento di speranza: l’Occidente che si sforza di superare le divisioni religiose, guidato da papa Bergoglio, può essere alla lunga più solido di un islamismo agguerrito ma fondamentalmente divisivo. Come si sa, l’unione fa la forza.