da Moked. it – 21 luglio 2015

Raccomandazione: mai auto-citarsi. Trasgressione: un paio di mesi fa, su queste colonne, ho scritto a proposito di unioni civili. Sembrava infatti che l’approvazione di una legge in Senato (l’ormai celebre ddl Cirinnà) fosse imminente: la legge, sostenevo, era di molto migliorabile ma comunque importante, perché sanava un vuoto lamentato da centinaia di migliaia di coppie. Nel frattempo, i tempi si sono nuovamente allungati. Matteo Renzi pare determinato e il testo dovrebbe vedere la luce entro l’anno. Speriamo.
Il mondo va più veloce. Moltissimi Stati Usa hanno ormai approvato il matrimonio omosessuale, mentre nella cattolicissima Irlanda l’opposizione della Chiesa è stata travolta dall’onda. Va ribadito che la proposta italiana è assai più prudente: niente matrimonio, niente famiglia, niente affido, niente adozione. Ciononostante, il ddl ha attirato su di sé l’opposizione dei gruppi cattolici più organizzati.
Il 20 giugno una folla variopinta di molte associazioni, gruppi e (pochi) esponenti politici ha affollato piazza San Giovanni, a Roma, per il Family day, al grido di allarme e apocalisse. Nemico da abbattere: il gender. Curiosamente, si è notata una certa distanza tra quella piazza, indubbiamente significativa, e le gerarchie ecclesiastiche. Per non parlare dei politici cattolici, assai prudenti, complessivamente, nel commentare la legge. Non è solo il magistero di Bergoglio che consiglia apertura, ma anche la sensazione che una legge più compromissoria di questa sia difficile da trovare, e che senza nessuna legge l’alternativa zapaterista si faccia più concreta.
A un certo punto si è sparsa la voce che rav Riccardo Di Segni avesse aderito all’iniziativa. Lo stesso rabbino capo di Roma ha poi smentito su Twitter. Indipendentemente dal merito della questione, continuo a pensare ciò che scrivevo (seconda trasgressione) dieci anni fa sulla fecondazione assistita. È un bene che gli ebrei si esprimano sui temi eticamente sensibili, mostrando e spiegando il proprio punto di vista. Non solo nell’interesse della comunità, ma di tutta la società: non si può semplificare il dibattito tra laici e cattolici, libertari e moralisti. Ci sono morali laiche e morali religiose, e poi c’è morale religiosa e morale religiosa.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas twitter @tobiazevi

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