da Moked.it – 24 novembre 2015

Qualche anno fa, Roberto Saviano affermò che nulla è più rivoluzionario che far bene il proprio lavoro. In un mondo così privo di un ‘senso’ condiviso, impegnarsi può essere decisivo. Del resto, fu Primo Levi a spiegarci quanto le opere umane siano essenziali alla nostra stessa esistenza: perché gli ebrei non si ribellarono nei Lager e addirittura si fecero sfruttare dai loro oppressori? Secondo Levi, perché l’istinto a svolgere il proprio compito con diligenza è intrinseco all’essere umano e fondamentale per percepire un senso nelle nostre vite. Persino in una cava nel campo di sterminio, guardando in faccia la morte violenta.
Ho ripensato a questo negli ultimi giorni, dopo gli attentati di Parigi e la scia di atti terroristici in Israele. Dover convivere con la paura. Una sensazione che gli israeliani conoscono benissimo e che noi europei cominciamo tristemente ad assaporare. Tranne gli europei di religione ebraica: le nostre scuole e sinagoghe sono da sempre fasciate in reti metalliche e protette da uomini armati. Ma per il continente questa è la terribile novità. Ci si affanna a ripetere che non bisogna dargliela vinta e cambiare la propria vita, ma nessuno può reprimere un alito di paura dentro di sé.
Com’è noto, la paura può indossare vari abiti. C’è quella produttiva, che ci spinge a concentrarci di più e superare i nostri limiti; c’è quella che paralizza, che rende incapaci di svolgere azioni che sappiamo fare; e poi c’è questa nuova paura, che a mio avviso induce un atteggiamento depressivo, anemico. Vado avanti, sto persino più allerta in attesa di un pericolo, ma ciò che mi sta intorno sbiadisce, perde consistenza. I colori si riducono di intensità. A questo punto, ritengo che l’unica vera risposta sia quella di Saviano: impegnarsi e amare i propri cari. Sembra un ripiegamento, ma non è detto.
Se dovessi rappresentarlo con un’immagine, citerei questa: nell’ufficio dove lavoro, in un palazzo immenso, ogni stanza ha una pianta. Una sola persona, un giardiniere del centro-America, si prende cura di oltre 700 piante. Parte il lunedì mattina dall’ultimo piano e, scala per scala, stanza per stanza, innaffia e fertilizza ogni singolo vaso. D’inverno si presenta nel mio ufficio il venerdì all’ora di pranzo. D’estate, quando è caldo, anche più volte alla settimana. Con attenzione, puntualità, serietà. In questi tempi terribili, non so perché, mi viene da pensare a lui.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas twitter: @tobiazevi

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