da Moked.it – 27 ottobre 2015

La scorsa settimana ho finalmente visitato l’Expo di Milano. La giornata splendida ha mitigato la fatica delle file, e poi una manifestazione di questa importanza non poteva essere del tutto ignorata. Scartata subito l’ipotesi di affrontare i padiglioni più gettonati – in particolare, Kazakistan e Giappone – ho concentrato gli sforzi su Italia e Israele. E ce l’ho fatta.
Il padiglione israeliano è tra quelli più aderenti all’idea originaria di Expo, quella di “nutrire il pianeta”. Com’è noto, molta parte di quell’intuizione è andata perduta nel corso degli anni, vuoi per via della malagestione, vuoi per via dei molti interessi di segno inevitabilmente opposto. Si è passati dagli orti a una schiera fitta di padiglioni in muratura, acciaio e vetro, la cui destinazione finale è oggi al centro del dibattito pubblico.
Israele ha invece potuto mettere sul piatto i suoi successi in campo agricolo; lo sviluppo di tecniche agricole in condizioni climatiche difficili, utili in altri contesti come, per esempio, l’Africa; l’epopea sionista dei pionieri, e anche una splendida Moran Atias in versione Virgilio-digitale (con alcune cadute di stile un po’ troppo didascaliche). Le persone che erano con me sembravano sinceramente incuriosite, interessate, stupite.
Di Israele avevano fino ad allora sentito parlare solo nella chiave del conflitto israelo-palestinese. All’uscita ho incontrato gli amici che hanno gestito la comunicazione del padiglione. Mi hanno fornito un dato scioccante: dall’inizio di Expo sono più di due milioni coloro, italiani e stranieri, che hanno attraversato la galleria racchiusa per scelta degli architetti tra un prato verticale e una rete metallica. Due milioni!
Altro che propaganda. Se di Israele parliamo solo quando ci sono i morti – indipendentemente da come la si pensi e dalle posizioni politiche – abbiamo già perso. È così che si fa conoscere la grande ricchezza della società e della cultura israeliane. Con due, dieci, cento Expo.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas twitter: @tobiazevi

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