Da Moked.it – 16 agosto 2016

Mi sono reso conto di non averne mai parlato in oltre sei anni di collaborazione. Dalla primavera 2010, infatti, scrivo ogni settimana per moked.it, cercando di ridurre al minimo defezioni e castronerie. In tutto questo tempo – a spanne stiamo parlando di circa 300 articoli, e capita a volte di non avere alcuna ispirazione – nel mio piccolo mi sono occupato tante volte dei diritti degli “ultimi”: immigrati, profughi, carcerati, rom, omosessuali.
Ma mai, in un intervallo così lungo, ritengo di aver scritto di violenza sulle donne, di sessismo e femminicidio, di subcultura maschilista e dei molti casi di cronaca nera che purtroppo vedono vittima l’altra metà del cielo.
Mi sono interrogato sul perché di questa strana circostanza.
Una prima ipotesi, è che il sottoscritto sia parte del problema: che cioè la mia scarsa sensibilità sia sintomatica di una cattiva cultura, quella appunto maschilista, pervasiva al di là della nostra stessa autopercezione.
Una possibilità ulteriore è che abbia pesato una considerazione ragionevole, e però del tutto inutile, che cioè non sia aumentato il numero degli episodi di violenza, ma che semplicemente la società sia divenuta più ricettiva rispetto a questo dramma e dunque più pronta ad amplificare simili notizie scioccanti.
Una terza opzione è che non avessi nulla di interessante da scrivere. E in effetti pare sempre assai arduo esprimere qualche idea che non sappia di banalità di fronte a donne ammazzate dai mariti, dagli ex, dai parenti o anche di fronte alle polemiche politico-giornalistiche in fatto di sessismo che inevitabilmente sanno di piccineria.
Infine, può essere che la ragione sia “filosofica”: che cosa si può scrivere della follia dell’essere umano (maschile), che non solo gonfia di botte sua moglie ma che poi ci si siede tranquillamente a cena accanto o magari ci parte per una vacanza assieme?
Tutto ciò per dire che siamo di fronte a un problema enorme, anche nelle coscienze individuali. E che non servono polemiche contro il politicamente corretto, uno dei pochi strumenti di cui disponiamo, per provare a combattere una piaga nella nostra società e ancor più nei paesi meno sviluppati. Le indagini ci informano peraltro che ogni ipotesi di sviluppo sociale ed economico, in qualunque parte del mondo, è legato alla capacità di coinvolgere attivamente le donne, spesso in posizione trainante rispetto all’uomo. Come a dire, non è solo un’opera buona…
Alcuni mesi fa rav Riccardo Di Segni mi regalò “Maschio e femmina Dio li creò: la donna nell’ebraismo” (ed Sovera). Può essere, non solo per noi ebrei, un’utile lettura estiva.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas Twitter @tobiazevi