Da Moked.it – 2 maggio 2017

A costo di apparire naif e ingenuamente arrogante, confesso di essere rimasto deluso dalle recenti dichiarazioni di papa Francesco. Incontrando i giornalisti sul volo dal Cairo a Roma, il pontefice ha risposto su varie questioni, esprimendo molte posizioni che conosciamo e apprezziamo. Il colloquio avveniva al termine della missione in Egitto, densa come mai di significati simbolici, etici e geopolitici.
Jorge Bergoglio sceglie di non esprimersi sulle prossime elezioni francesi, affermando di non conoscere i due candidati al ballottaggio; per carità, una leader spirituale non deve mettersi a fare campagna elettorale, e gli amici più esperti mi insegnano che da molti secoli la Chiesa cattolica tende a non farsi coinvolgere nella politica transalpina. Tuttavia, una presa di posizione semplice sarebbe stata sufficiente: la Chiesa non sostiene nessun candidato, ma sono note le sue posizioni sui migranti, sul dovere dell’accoglienza, sulla solidarietà. A buon intenditore…
A conclusione del colloquio il papa ribadisce l’equiparazione tra centri per migranti e lager (nazisti), sostenendo che un luogo chiuso, dove le persone non hanno nulla da fare, sia proprio un campo di concentramento. Ora, questa è una vecchia diatriba linguistica con profonde implicazioni politiche: oltre all’errore storico, è utile chiamare “lager” gli orribili Centri per migranti che popolano i paesi sviluppati, tutti orribili e vieppiù orribili man mano che si va, per esempio, a Est?
A nostro giudizio no. Dal punto di vista retorico, si usa con finalità più nobili ma simmetriche lo stesso artificio dei Matteo Salvini quando affermano: sono alberghi a cinque stelle. Meglio dunque sarebbe stato stigmatizzare (indirettamente) Marine Le Pen e combattere la xenofobia senza paragoni fuorvianti e in definitiva controproducenti.
Questa papa è forse il più grande leader globale del nostro tempo: il suo allarme sull’ambiente, la ferma condanna dell’indifferenza (“globalizzazione dell’indifferenza”) di fronte al dramma dei migranti, l’insistenza sul dialogo e sulla cooperazione tra uomini di fede, la denuncia della terza guerra mondiale “a pezzi”, sono pietre miliari per ogni coscienza, che non a caso rimangono nell’immaginario anche in questi imprevedibili neologismi. A lui chiediamo sempre il massimo, anche chi, come chi scrive, non è cattolico, e comprende l’enorme difficoltà in cui si muove papa Francesco, che è poi quella in cui versa il nostro mondo.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas